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13.3.12

Percorrendo i fiordi occidentali



Lunedì 5 settembre - Da Grundarfjörður a Bíldudalur

Ci alziamo per fare colazione con ancora il sorriso sulla faccia. Inebetiti dalla sera prima. Nella sala comune dell’ostello conosciamo una famiglia di italiani e quando gli raccontiamo dell’aurora boreale sgranano gli occhi. Pensavano li stessimo prendendo in giro, ma semplicemente erano andati a letto, mentre noi fino alle 2 del mattino eravamo fuori al freddo ad ammirare lo spettacolo delle Northern light. Questi piccoli episodi ci ricordano, a me e a Davide, come la passione per la fotografia permetta di godere di certi spettacoli.
Oggi dobbiamo lasciare Grundarfjörður e guidare fino a Bíldudalur, piccola località di pescatori nei fiordi occidentali. Ci aspettano diverse centinaia di chilometri, ma non siamo per nulla scoraggiati, anzi siamo carichi a mille e pronti a riempirci il cuore di altre emozionanti visioni nelle terre islandesi.
Alla partenza, un bellissimo arcobaleno prese forma proprio sopra sopra al caratteristico fiordo di Grundarfjörður. Scattiamo due foto al volo proprio mentre carichiamo le valigie in auto, ma era un momento di luce e di colori davvero imperdibile!


Percorrere in auto i fiordi è un po’ un calvario, ma non perché sono su sterrato e occorre molta attenzione per non incappare in qualche buca profonda, ma perchè vanno percorsi seguendone tutto il perimetro, un po’ come trovarsi a percorrere i denti di un pettine. Sei su un dente e vedi quello successivo all’orizzonte e sai benissimo che per arrivarci dovrai prima entrare nell’insenatura del fiordo e poi risalire fino alla punta del fiordo successivo.
Dopo diverse ore così, nel primo pomeriggio arriviamo all’ostello di Bíldudalur.
Costruzioni in lamiera arrugginita, reti da pesca, corde, piccole e vetuste imbarcazioni caratterizzano tutta la zona e sotto un cielo grigio lo scenario appare ancor più desolante.
L’ostello, che sorge sul porto di questo piccolo abitato, ha un aspetto davvero poco accogliente e sembra lasciato a se stesso da diverso tempo, ma la vacanza è all’insegna del risparmio e ci va bene così.
Dopo aver parcheggiato, arriva un fuoristrada e scende una signora che scopriamo essere la proprietaria dell’ostello. Entrambi ci chiediamo se sia stato un caso che lei fosse arrivata nello stesso nostro istante o se nel paese girano talmente poche auto che gli abitanti sanno riconoscere subito le auto dei turisti.

L’ostello in realtà non è così male come poteva sembrare dall’esterno e sia le sale in comune che le camere sono pulite e accoglienti, ma la cosa che colpisce sia me che Davide, è la presenza anche in un paese così piccolo e disperso nei fiordi, di una connessione wireless a internet!
Dopo aver passato la notte precedente al freddo, ma soprattutto dopo 4-5 ore di sterrato, siamo piuttosto stanchi e nel pomeriggio facciamo solo una breve uscita ad esplorare le coste del fiordo. Queste appaiono subito piuttosto selvagge e difficili da esplorare senza mezzi adatti. Qui è facile imboccare strade molto strette che finiscono bruscamente e dove è molto difficile manovrare l'auto per tornare indietro. Nel tornare verso l'ostello finalmente un piccolo spiraglio di cielo sereno ci spinge a scattare qualche foto.


Purtroppo questo spiraglio si richiude alla svelta e le condizioni atmosferiche diventano molto poco promettenti per il tramonto e decidiamo quindi di rientrare in ostello. Cena, un po’ di puntate dei Griffin, poi a letto.

Martedì 6 settembre -
Látrarbjarg e dintorni..

Al risveglio il cielo è completamente coperto e l’aria è molto umida. Le cime dei fiordi sono strette nella morsa di nuvole molto basse.


Non è certo una giornata promettente, ma il tempo qui è spesso così e quindi non ci abbattiamo più di tanto e partiamo in auto per visitare Látrarbjarg, il punto più occidentale dell’Islanda, ma anche dell’intera Europa. Nel viaggio verso il fiordo, un peschereccio dei primi del ‘900 arenato su una piccola spiaggia tra i fiordi attira inevitabilmente la nostra attenzione. Il peschereccio suscita l’impressione di trovarsi di fronte ad una nave fantasma, uscita da qualche film horror.


Purtroppo nei dintorni del peschereccio ci accorgiamo della presenza di diverse siringhe il che ci riporta alle difficoltà di chi si trova a vivere in queste lande desolate.
Dopo un paio di foto e espletati alcuni bisogni fisiologici, ripartiamo verso Látrarbjarg. L’attrazione principale della zona sono i simpatici Puffin e altre specie di uccelli che nidificano sulle altissime scogliere. Purtroppo però a settembre è praticamente impossibile vederne ed infatti la nostra visita sarà orientata ad esplorare l’affascinante scogliera che nel suo punto più alto raggiunge i 400 metri di altezza sull’oceano sottostante.


La passeggiata di un’oretta lungo l’altissima scogliera di Látrarbjarg non lascerà il segno a causa della giornata molto grigia. Portiamo a casa qualche foto, ma nulla di eccezionale. Senz’altro è uno di quei luoghi che è meglio visitare in luglio o agosto e non a settembre quando ormai l’inverno fa sul serio e i colori sono pochi.
Nel rientrare verso l’ostello, optiamo per una breve divagazione verso una spiaggia vista all’andata. La strada scende rapidamente verso la costa e dopo poco siamo nel grande parcheggio utilizzato dai bagnanti nella stagione estiva. Ora tutta la zona appare a dir poco disabitata, a tratti quasi inquietante. Costruzioni basse in lamiera, finestre chiuse e un solo fuoristrada arrugginito parcheggiato. Una location perfetta per qualche horror stile Hostel.
Vista la giornata grigia facciamo solo un giro in auto intorno a queste strutture, senza nemmeno scendere a piedi verso la spiaggia, e riprendiamo la strada per Bildaludur dove pranzeremo. Nei fiordi occidentali islandesi bisogna scordarsi bar o ristoranti lungo la strada come siamo abituati in Italia. Qui per trovare qualcosa da mangiare occorre arrivare almeno ai distributori di benzina che spesso distano tra loro centinaia di chilometri!
Dopo pranzo ci ritroviamo nuovamente in camera a guardare qualche puntata dei Griffin sul PC sperando che al tramonto il cielo si apra un po’, regalandoci qualche sprazzo di colore. Dopo due puntate però crolliamo entrambi sul cuscino.

Mi sveglio, guardo fuori e finalmente vedo un po’ di luce del sole baciare i ripidi fianchi dei fiordi a ridosso di Bilduladur. Il cielo è molto bello, variegato di nuvole e una luce calda e intensa avvolge già tutto il fiordo.
La decisione è presto presa. Si cena subito e si esce a fotografare il tramonto in una delle spiagge individuate il giorno prima e magari, se il cielo si aprisse ulteriormente, anche l’aurora boreale. Consumiamo una cena in fretta e furia, ci infiliamo scarponi e giacca e proprio in quei momenti una luce straordinaria e colori caldissimi sul cielo, ci colgono alla sprovvista.
La frenesia ha la meglio e di li a poco ci troviamo a viaggiare a 90 all’ora su sterrato impostando alcune semicurve praticamente in derapata per arrivare il prima possibile sulla spiaggia e non perdere nemmeno un istante di quei colori. Fino ad allora i fiordi avevano mostrato a noi solo il loro aspetto più aspro e duro. Nuvole minacciose a ridosso delle cime, colori grigi e spenti. Ora, vederli illuminati dal sole, con colori brillanti rendeva tutto il paesaggio più “vivo” ed emozionante.




Dopo l’esplosione di colori restammo sulla spiaggia ad aspettare l’evolvere della situazione meteo per la notte. La voglia di tornare a fotografare ancora l’aurora boreale era tantissima, ma purtroppo, il cielo che prima del tramonto sembrava volgere al meglio, si chiuse ancora una volta e nemmeno una stella fece capolino tra le nuvole. Qualche foto al crepuscolo e poi andammo a dormire.




Mercoledì 7 settembre - Da Bíldudalur a Korpudalur

Ancora una volta un cielo grigio e cupo ci attende fuori dall’ostello, ma cerchiamo di non farne un problema: siamo in Islanda, una terra tanto sognata e ora che siamo qua non abbiamo voglia di prendercela contro un tempo inclemente. Oggi lasceremo l’ostello di Bilduladur per dirigerci verso Korpudalur. Località che non appare su nessuna cartina della zona. La cosa ci lascia un po’ perplessi, ma avendo le coordinate GPS dell’ostello non siamo preoccupati. Il navigatore, siamo sicuri, ci porterà a destinazione ancora una volta.
Nel viaggio verso questa località ignota, abbiamo in programma la visita a Dynjandi, una delle numerosissime cascate della zona, ma questa è una delle più alte e famose di tutta l'Islanda.

Lungo le strade sterrate dei fiordi abbiamo sempre la sensazione di attraversare zone remote, completamente disabitate, ma non è solo una sensazione, qui non abita davvero nessuno e i terreni che circondano le strade sono tali e quali a quelli di migliaia di anni fa! Non hanno subito nessuna opera dell’uomo, ma solo degli agenti atmosferici.


Dopo due ore di auto un po’ noiose per via del paesaggio monotono e un cielo plumbeo, finalmente si apre davanti a noi l’anfiteatro di Dynjandi.
La cascata è molto alta, ma quello che stupisce di più sono la portata e il fronte d’acqua. Si rimane stupiti perché tutta la zona attraversata prima di arrivare nei pressi della cascata, appare molto arida e senza cime montuose nelle vicinanze. Solo a pochi minuti in auto dalla cascata ti trovi ad affiancare il grosso corso d’acqua che le forma e non riesci proprio a capirne la provenienza.

Il cielo coperto ci ha senz’altro privato di molti colori che si sarebbero potuti sviluppare sui muschi che ricoprono le rocce nei dintorni, ma uno spettacolo naturale del genere, con qualsiasi condizione atmosferica, lascia sempre il segno.



Dopo un’oretta di scatti continuiamo il nostro viaggio lungo i fiordi e verso la tappa più a nord del viaggio, Korpudalur.
I fiordi a nord sono via via più verdi e rigogliosi rispetto a quelli all’estremo ovest dove sabbia, rocce nere la facevano da padrone. Qui a nord il paesaggio è senz’altro più intrigante e vario.
Dopo circa 3 ore di viaggio finalmente troviamo una piccola indicazione per Korpudalur e scopriamo che questa località è semplicemente un raggruppamento di tre case più un ricovero per le pecore.
La zona è veramente stupenda. Il nostro ostello sorge in mezzo ad una radura circondata a ferro di cavallo da fiordi altissimi, più uno centrale che si protende verso la radura. Un paesaggio molto vasto, di grande respiro e che da un gran senso di libertà.


Una delle tre case di Korpudalur sarà la nostra base per le prossime due notti.
Questa ci appare subito molto graziosa e ben curata. Gli ostelli fino ad ora erano semplicemente dei casermoni adibiti a dormitori. Questo aveva tutto un suo carattere, una sua personalità. Entriamo con discrezione e per qualche istante ci sembra quasi di aver sbagliato casa, ma di li a poco ci viene incontro il proprietario. Un simpatico e anziano signore di 2 metri con due spalle enormi e con una stretta di mano a dir poco poderosa. Il suo sorriso però fa intuire che sia una persona molto buona e contenta di avere spesso ospiti in casa sua, si perché a differenza degli altri ostelli in cui il proprietario viveva in altra struttura, in questo i due proprietari, marito e moglie, vivono qui e s
iamo a tutti gli effetti ospiti loro. Una sensazione che può mettere un po' in soggezione, ma i due proprietari ci fanno sentire a nostro agio fin da subito.
La camera è al secondo piano e ha i letti a castello, ma la cosa che ci colpisce e diverte di più, è l'uscita di sicurezza: una scaletta in corda con pioli di legno da agganciare al davanzale della finestra!

La vista sui fiordi dalla camera è favolosa. Senza ombra di dubbio è l'ostello migliore fino a questo momento del viaggio.

Dopo un buon piatto di pasta e dopo aver riposato un po’in camera, nel pomeriggio optiamo per visitare la zona e fare scorte di cibo per le prossime tappe del viaggio. D’ora in avanti infatti i supermercati saranno sempre meno e occorreranno buone scorte di cibo per cucinare negli ostelli.
Korpudalur sorge nelle vicinanze della capitale dei fiordi islandesi, Ísafjörður. Questo è un paese piccolo, che conta meno di 3000 abitanti, ma quando per giorni si percorrono centinaia di chilometri in mezzo al nulla, dove le uniche costruzioni sono i vecchi depositi per la manutenzione delle strade o i ricoveri per pecore, trovarsi di colpo a girare tra negozi, fast food ecc. da la sensazione di trovarsi in una metropoli!
In Islanda esistono diverse catene di supermercati, ma la BONUS è la migliore in assoluto per prezzi e disponibilità di alimenti ed è proprio in uno di questi che scorgiamo su uno scaffale delle confezioni di cappelletti Barilla! Quasi una visione mistica! Trovare i cappelletti quassù tra i fiordi occidentali islandesi è davvero curioso, si vede che oltre a teste di capra bollite, apprezzano anche la cucina emiliana. Ovviamente ne prendiamo diverse confezioni per non dimenticare le nostre tradizioni culinarie.
Dopo esserci riforniti di cappelletti, facciamo un piccolo tour della capitale che però offre molte poche attrazioni turistiche, se non una chiesa dall’architettura molto particolare e che ricorda vagamente le costole di una balena. Per questo motivo e per il meteo inclemente, non scendiamo nemmeno dall’auto preferendo piuttosto un giro esplorativo lungo le stradine che si diramano lungo i selvaggi fiordi della zona. Questo è un altro degli aspetti ricorrenti in Islanda. Basta mettere un piede fuori dai piccoli centri abitati per trovarsi nuovamente in mezzo al nulla. Lo sguardo non incontra più nessun segno tangibile del passaggio dell’uomo.
I fiordi intorno a Ísafjörður purtroppo hanno insenature molto strette e quindi a meno di non riuscire a spingersi fino alle estremità, cosa che molto spesso si riesce a fare solo con 4x4 o percorrendo i sentieri a piedi, non si riesce a fotografarli facilmente nelle ore più consone perché la luce svanisce molte ore prima portandoli in ombra. Non demordiamo e cerchiamo comunque qualche stradina percorribile con la nostra Suzuki Swift 4x4 e grazie al navigatore Garmin riusciamo ad individuare un paesino situato all’estremità di un fiordo, Suðureyri. Dopo una ventina di minuti un forte odore di pesce entra in abitacolo e annuncia l’ingresso nel paese. Questa ridente località che conta si e no 50 abitanti, ruota tutto attorno alle attività del porto come tutti i principali paesi dei fiordi occidentali. Attraversiamo il paese e proseguiamo lungo le ripide coste del fiordo.
La stradina attraversa punti molto suggestivi e l’idea di immortalare un tramonto da uno di questi punti ci trova subito d’accordo. Il problema è che mancano ancora diverse ore al tramonto e non abbiamo cibo con noi. L’idea di saltare un pasto non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello quando stasera potremmo farci un piatto di cappelletti con burro e parmigiano reggiano. Facciamo marcia indietro e ritorniamo a tutta velocità all’ostello. I cappelletti sono uno stimolo troppo forte a cui è difficile rinunciare.
Dopo un gustoso piatto di cappelletti, immortalati con l’iphone di Davide su sfondo di fiordi islandesi...


e dopo aver scoperto che i proprietari dell’ostello sono appassionati di musica metal, siamo già nuovamente in viaggio verso il punto individuato in precedenza. Ancora una volta darò libero sfogo ai 75 cavalli della nostra Suzuki Swift e in meno di 40 minuti siamo nuovamente a Suðureyri.

Giunti ormai alla meta, un momento di luce ci porta a fermare l’auto: una miriade di raggi bucano le nuvole all’orizzonte e un gruppo di uccelli si alza in volo proprio in quel momento. Una scena davvero emozionante e che fa esclamare a Davide: “..meglio di Into the Wild!”. Ci fermiamo un pò per gustarci quel momento, ma dopo poco siamo di nuovo in viaggio verso la spiaggia dove intendiamo fotografare il tramonto.
Entrambi siamo euforici e si fa largo il pensiero che di li a poco avremmo assistito ad un tramonto memorabile. Le condizioni ci sono tutte: nuvole poco compatte sopra all’orizzonte, orizzonte sgombro da nubi, tutte condizioni che dovrebbero creare colori a non finire. Ed è così. Dopo pochi minuti che siamo sulla spiaggia un'esplosione di colori prese vita sull'orizzonte chiuso sui lati da ripidi e altissimi fiordi..


L’unica nota dolente della serata sarà ancora una volta il meteo. Il cielo che speravamo si aprisse si coprì nuovamente come la sera precedente, frantumando ogni speranza di vedere l’aurora boreale. Preoccupati di non fare troppo tardi, ci affrettiamo a rientrare all’ostello, ma una volta li scopriamo che i simpatici proprietari sono ancora svegli e intenti a guardare la televisione. Andiamo a letto prima noi di loro.

23.2.12

Islanda...primi giorni di viaggio

L’Islanda, per anni avevo ammirato le fotografie scattate da fotografi di tutto il mondo e ogni volta il desiderio di partire mi prendeva diretto al cuore. Una voglia irrefrenabile di mollare tutto e di prendere il primo volo disponibile. Questo desiderio di partire però si scontra spesso con alcuni aspetti di un viaggio che necessitano di essere messi a punto con largo anticipo.
Io e il caro amico Davide però abbiamo impiegato davvero poco tempo e l'idea nacque tutto durante un’uscita fotografica per immortalare l’eclissi di Luna dell’estate 2011. Parliamo di ferie, di viaggi e in un breve scambio di battute concordiamo per un viaggio in Islanda a Settembre. Così, tutto all’improvviso e senza averne mai parlato seriamente prima di quella sera. Dopo appena una decina di giorni avevamo già ultimato tutte le prenotazioni e non rimaneva che contare i giorni che ci separavano dal nostro viaggio in quelle terre che entrambi avevamo sognato a lungo di esplorare.

Venerdì 2 settembre - L'arrivo a Reykjavik

Alle 4 del mattino siamo già diretti all’aeroporto di Bologna. Alle 7 e 05 l’orario di decollo del primo dei due voli che ci avrebbero portati fino in Islanda con un solo scalo a Londra.
I due voli filano via lisci senza intoppi. La maggior preoccupazione ai chek-in era per il chilo di parmigiano nella mia valigia. Se avessimo dovuto lasciarlo a terra sarebbe stata una tragedia.
Atterriamo nella capitale a metà pomeriggio dopo che sull’aeroporto si è abbattuto un forte temporale. Ci dirigiamo subito verso lo sportello per ritirare l'auto a noleggio e qui c'è l’ultimo intoppo. Tre sole persone davanti a noi, ma che hanno reso l’attesa del nostro turno interminabile. Eravamo smaniosi di partire subito all'avventura!
Lasciamo l’aeroporto e seguendo le indicazioni del fido navigatore Garmin, ormai compagno inseparabile di tantissimi viaggi, arriviamo senza intoppi al primo ostello a Reykjavik dove avremmo dormito per una notte soltanto.
Nella capitale si fermano quasi tutti i turisti solo la prima notte e l’ultima perché sorge a soli 50km dall’aeroporto, ma soprattutto perchè chi viene a visitare l'Islanda, lo fa per vivere un'avventura in scenari naturali che non hanno eguali in nessuna altra parte al mondo e non certo per visitare monumenti.
Dopo aver ultimato i rifornimenti in un supermercato Bonus, una catena discount presente ovunque in Islanda, andiamo a mangiare qualcosa di tipicamente islandese, una pizza da “Holly”, un chioschetto lungo la strada gestito da un simpatico ragazzo islandese. Ci ripromettiamo di tornarci al termine del viaggio sperando di non arrivarci troppo provati dalla dieta islandese.
Per digerire le pizze margherite, inaspettatamente ottime, optiamo per una visita al monumento vichingo della capitale. Qualche scatto di circostanza, ma poi decidiamo di rientrare all’hostello.


Sabato 3 settembre - Da Reykjavik a Grundarfjörður

Alle prime luci dell’alba uno dei coinquilini riesce a svegliare Davide, non con rumori molesti, ma tramite esalazione alcoliche. Reykjavik non offre molte attrazioni turistiche, ma se si vuole passare una notte brava offre senz’altro molte opportunità! Il venerdì sera è infatti la serata clou della settimana e molti giovani compiono un tour dei bar della capitale con il chiaro intento di ubriacarsi.
Durante l’ottima colazione in hostello i nostri animi vengono risvegliati dalla presenza di tante ragazze islandesi che animano i tavoli intorno a noi e intuiamo quale possa essere uno degli altri motivi per cui molti ragazzi si innamorano dell’Islanda. A dire il vero, già durante il volo sull’Iceland Express avevamo raccolto qualche buon indizio a sostegno di questa tesi..

La prima giornata in Islanda inizia come era terminata la precedente, sotto una pioggerellina leggera e un cielo plumbeo. Questo tempo grigio rendeva tutto il paesaggio circostante molto piatto e desolante e contribuì a far crescere un po’ di delusione. Il paesaggio era troppo monotono e non ero invogliato a fermarmi per scattare, il che mi preoccupò. La mia delusione era probabilmente dovuta ad un po’ di impazienza dal voler vedere, fin dai primi metri, paesaggi da sogno. Ero però sicuro che dovevo solo pazientare ancora e l'Islanda avrebbe iniziato a farmi brillare gli occhi.

Durante il viaggio verso Grundarfjörður un lungo momento di silenzio, in cui eravamo entrambi persi nei nostri pensieri, viene interrotto da primi timidi raggi di Sole e da un'ampia schiarita all'orizzonte che promette bene per il proseguo della giornata. Finalmente cominciamo a scattare qualche foto e finalmente iniziano a fluire le prime emozioni.


Purtoppo il cielo azzurro e il sole lasciano nuovamente spazio alle nuvole e al freddo e arriviamo a Grundarfjörður in una giornata davvero pessima, ma almeno non piove.
Il paese con le sue abitazioni rivestite per intero con lamiera monocromatica, ricorda un po’ quei paesi nordici dediti esclusivamente alla pesca. La sensazione iniziale che si ha entrando in questi abitati, è quella di attraversare un paese fantasma. Davvero poche le persone per strada.
Senza difficoltà troviamo la reception dell’ostello, ma non c’è anima viva e quindi decidiamo di passare più tardi, magari dopo aver trovato dove mangiare qualcosa.
In quell'istante inizio a pensare ai piatti tipici islandesi e mi passa la fame, ma la vista di un chiosco che vende hot dog mi fa tornare l’appetito. Ordiniamo due hot dog e ci rifugiamo in auto. Fuori, un vento teso e freddo continuava ad imperversare. Di Sole nemmeno a parlarne!
Nel primo pomeriggio, dopo aver scoperto che le camere si trovavano in un casermone nei pressi del piccolo porto, decidiamo per un giro esplorativo della zona. Alla partenza dall'ostello, nuvole scure e cupe avvolgevano ancora i fiordi, solo all'orizzonte sembrava esserci un piccolo spiraglio di bel tempo.
Dopo aver percorso pochi chilometri lungo la costa, il fiordo prese vita. Grossi fasci di luce bucarono la spessa coltre nuvolosa regalandoci un paesaggio nuovo, diverso rispetto ad un istante prima. Fermiamo l'auto e scendiamo in fretta e furia ad immortalare questa luce sensazionale.


Il cielo verso l’oceano era sempre più sgombro da nuvole, solo verso l’interno persistevano alcuni ammassi nuvolosi, ma tutto ciò faceva ben sperare per il tramonto. Decidiamo così di rientrare subito in ostello per cenare anzitempo e avere quindi più tempo per scegliere un buon punto dove scattare.
Nonostante la corsa in auto verso l’ostello e un pasto veloce, usciamo dalla camera proprio quando si potevano già vedere i primi colori del tramonto sopra al fiordo. In quei momenti vorresti avere la forza di arrivare alla meta in men che non si dica. Ti assale una smania che è difficile da tenere a freno e quando si è alla guida di un auto, è facile trovarsi a tavoletta.

Arriviamo nei pressi di una cascata, individuata all'arrivo a Grundarfjörður, e facciamo una piacevole scoperta. Il salto che compie l’acqua non è affatto piccolo come poteva sembrare dalla strada e lo specchio d'acqua sottostante rifletteva i colori del tramonto e il fragore assordante permetteva di assaporare in pieno tutto il momento. Luoghi così meravigliosi a 5 minuti da un paese e a 30 metri dall’auto. Solo in Islanda secondo me si ha questa fortuna.


I colori sul cielo visibile dalla base della cascata non durarono molto, ma una volta tornati all'auto scoprimmo che una striscia di nuvole rosse persisteva ancora sull’orizzonte. Non volevamo perdercela! Ancora una volta quindi ci trovammo a viaggiare a tavoletta per cercare di raggiungere una delle tante spiagge della zona.
L’oscurità era tanta, ma nonostante questo, sull’oceano i colori del tramonto erano ancora saturi e brillanti e rimasero tali per un’altra oretta. Mai visto nulla di simile alle nostre latitudini. A quasi due ore dal tramonto vedere ancora colori così saturi sulle nuvole ci lasciò entrambi stupefatti.


Domenica 4 settembre - Snæfellsjökull e Aurora borealis

Finalmente un cielo azzurro e variegato di nuvole ci accolglie all’uscita dall’ostello e vista la meta odierna, il vulcano di “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, non possiamo che essere felici del connubio. Svegliarsi un'ennesima volta sotto un cielo plumbeo sarebbe stato demoralizzante.
Il viaggio in auto verso il vulcano offre panorami che lasciano ammutoliti. Siamo fermi ogni 5 minuti con l’auto in mezzo alla strada. La premura di trovare qualche spiazzo dove parcheggiare non sapevo più cosa fosse. Accendevo le frecce d’emergenza e via, fuori dall’auto a scattare.



Dopo un'oretta d'auto cominciamo ad intravedere la cima innevata del vulcano. Il vulcano si erge dal nulla da una distesa di formazioni laviche ricoperte da un muschio dalla consistenza a dir poco gommosa e che può nascondere anfratti anche molto profondi. Inutile dire che camminare sopra questo muschio può essere causa di facili infortuni.


L’obiettivo di giornata è avvicinarsi il più possibile ai bordi del grande ghiacciaio Snæfellsjökull che riveste tutta la cima del vulcano.
Per raggiungere questo obiettivo, imbocchiamo la prima F road del viaggio. Con la lettera F sono indicati sia gli sterrati percorribili con ogni sorta di auto, sia sterrati dove anche un Land Rover può faticare a superare certi ostacoli. La Suzuki Swift, anche se 4x4, non dava molta fiducia vista la scarsa altezza da terra, ma fortunatamente dopo qualche chilometro incrociamo diverse city car e così passa l’ansia e possiamo godere del panorama circostante. Da un lato l'oceano e distese verdeggianti, dall’altro un ambiente arido e privo di colori.


Nuvole basse continuano ad avvolgerci lasciando però spazio a qualche raggio di luce. Un’atmosfera davvero surreale. Da viaggio al centro della Terra. Non possiamo perderci questo momento e una volta parcheggiato, cerchiamo di raggiungere la sommità di una collina dove intuiamo possa esserci una vista unica sulla cima del vulcano. Dopo una rapida salita siamo a bordo del ghiacciaio Snæfellsjökull e la vista spazia a 360° su tutta la zona. Un punto spettacolare..


Rimaniamo seduti sulle rocce vulcaniche per riposarci un po’, ma soprattutto per ammirare l’enorme vulcano. Le nuvole continuano ad avvolgerci e in quel momento archi di luce, simili ad arcobaleni, sembrano fluttuare sulle nuvole e per alcuni istanti creavano veri e propri anelli di luce. Un fenomeno molto curioso e che non ci era mai capitato di vedere.Le nuvole purtroppo si fanno sempre più incombenti e la speranza di tornare a vedere la cima è sempre più debole, ma in queste condizioni il luogo è davvero affascinante. Camminando su questa distesa di rocce vulcaniche penso a come sia stato facile per Jules Verne trovare ispirazione per il suo romanzo “Viaggio al centro della Terra”..



Per rientrare verso Grundarfjörður decidiamo di continuare sulla F road perchè dalla mappa scopriamo attraversa per intero la zona ai piedi del vulcano. La strada comincia subito a salire e ci ritroviamo in poco tempo circondati da una nebbia fittissima che aveva ridotto la visibilità a qualche decina di metri. Davanti a noi riusciamo a scorgere solo il profilo minaccioso di enormi rocce vulcaniche che delimitano la strada. Un’aria fredda e pregna di umidità penetra nell’auto. In quei momenti brividi mi attraversano la schiena, ma non per il freddo..per l'adrenalina! Una situazione climatica che rendeva tutto il paesaggio primordiale, mancava solo qualche dinosauro e il quadretto era completo. Il paesaggio intorno a noi non era tanto diverso da quello incontrato dai primi esploratori islandesi.
Dopo un'oretta circa la strada comincia a scendere di quota e finalmente in lontananza, scorgiamo l’incrocio della F road sulla ring road 1 che annuncia il ritorno alla civiltà islandese, che in quelle zone è rappresentata da pecore, pecore e ancora pecore intente a riposare vicine ai guard-rail.



Visto l'orario e la fame che incombe rientriamo in ostello a pranzare.
Nel tardo pomeriggio durante il nostro girovagare in auto senza una meta precisa, fermandoci ogni qual volta ne percepiamo il bisogno, scopriamo di esserci allontanati parecchio dall’ostello ed è ormai troppo tardi per rientrare e cenare. Con noi però non abbiamo cibo e siamo in mezzo al nulla.
Le speranze di trovare qualcosa sono poche, ma non demordiamo. Il navigatore Garmin ci indica un chiosco a 10 minuti e in men che non si dica siamo nella zona indicata, ma tutte le attività commerciali presenti sono già chiuse per l’inverno, così come il chiosco dove speravamo di mangiare qualcosa.
Abbandonata l’idea di riempire lo stomaco siamo di nuovo a decidere cosa fare. Il tramonto imminente non sembra promettere niente di eccezionale visto il cielo sgombro da nubi. In entrambi scatta l’idea di tentare qualche foto ai cieli notturni islandesi. Si, ma dove andare? L'idea più allettante, che ci trova d'accordo entrambi, è quella di tornare sulla F road percorsa al mattino e avvicinarsi al vulcano per tentare notturne da li.

Parcheggiati in auto nelle vicinanze del ghiacciaio ci mettiamo comodi ad attendere la notte. Qualche partita con l'iPhone di Davide, qualche chiacchera, ma l’oscurità sembra proprio non voler arrivare. Sono quasi le dieci e mezza di sera e nel cielo le stelle visibili sono pochissime. Dopo quasi due ore e mezza di attesa ci stufiamo di restare fermi in auto ad attendere un’oscurità che sembra proprio non voler arrivare. Addirittura ci vengono dubbi che qui il cielo non arrivi mai a completa oscurità, ma in questo periodo dell’anno ci arriva pensiamo! Accendo l’auto e cominciamo a scendere verso valle per avvicinarci un po’ all’hostello. Mentre scendiamo in auto dalla collinetta dove ci trovavamo, butto l’occhio al cielo alla mia sinistra per controllare se qualche stella in più fosse comparsa nel cielo. Ritorno a guardare avanti a me. Altri 50 metri di sterrato e lo sguardo ritorna ancora a cercare le stelle. Poi un qualcosa di non ben definito nel cielo mi fa inchiodare. Abbasso il finestrino. Silenzio….Davide mi chiede cosa c’è….non rispondo….controllo ancora il cielo e urlo: ”Dadda!!…cazzo!!....L’AURORA…..C’E’ L’AURORA!!!!!!!” Davide crede che stia scherzando .....scendiamo dall’auto….entrambi rimaniamo li ad osservare questa scia di colore verde appena percettibile nel cielo, ma non ci sono dubbi. E’ l’aurora boreale!....Brividi fortissimi percorrono la schiena


Cerco di tornare a far fluire ossigeno al cervello cercando di parcheggiare l'auto. Ho i battiti del cuore in testa….brividi…pelle d’oca…lacrimucce agli occhi. Scendo dall’auto e mi giro subito a cercare nel cielo quella scia di colore verde..è ancora li, molto debole, ma è li. Non ci credevo ancora.


Dopo qualche istante siamo entrambi già intenti a fotografare quel fenomeno naturale che nessuno dei due credeva di riuscire ad immortalare nel mese di settembre. Dopo qualche minuto le scie iniziano a comparire anche in altre parti del cielo e più intense delle precedenti, ma il tempo di due foto e svaniscono. Un po’ di delusione per la brevità del fenomeno si fa largo in entrambi, ma è una delusione passeggera, perchè il sentimento predominante è la felicità. Eravamo a dir poco euforici per quello che avevamo appena visto.

Passata l'euforia del momento e tornata la lucidità, decidiamo di rimontare in auto per dirigerci in una zona più aperta ai piedi del vulcano che avevamo individuato nel pomeriggio. Nel guidare verso il punto concordato, tento più volte spegnere i fari allo scopo di individuare meglio l'aurora boreale nel cielo, ma un "inutile" sistema di sicurezza lo impediva. Non contento abbasso il finestrino e cerco di mettere fuori la testa per osservare meglio il cielo. Una scena alla ace ventura e per evitare ulteriori numeri da stunt man, Davide mi rassicura: “Tranquillo, non ci sono, tu pensa a guidare…ti avverto se ne vedo”.
Nuove onde di luce colorate nel cielo ci spingono a fermare l'auto e a uscire armati di reflex e treppiede in men che non si dica. Le aurore compaiono ovunque e per inseguire la loro danza nel cielo, ci spostiamo ogni 5 minuti e dopo poco ci troviamo in mezzo alla strada.



Dopo un’ora di pure emozioni, dove il viso è stato rigato più e più volte da lacrimucce di gioia, lo spettacolo più emozionante che io abbia mai visto si interrompe. In quel momento di pausa ci accorgiamo di essere ancora in mezzo alla strada, quasi ce n’eravamo dimenticati.
Ci guardiamo intorno. 2 ore prima pensavamo all’oscurità che non arrivava, ora sopra di noi potevamo scorgere un cielo stellato e una via lattea che non avevamo mai visto così luminosa in vita nostra! Siamo indecisi sul da farsi e la stanchezza comincia ad essere tanta, ma poi ad un tratto sul vulcano riappare una lama di luce verde. Prima debole poi sempre più intensa, come una cascata di luce che si gettava sul vulcano.
In quegli istanti riusciamo solo ad emettere esclamazioni come “e vaaaaa”….”e vaaaaaa”…..”GUARDAAAAA!!”
Non potevamo credere ai nostri occhi. Un’aurora boreale talmente luminosa che il ghiacciaio del vulcano si illuminò di verde sotto di essa. Ancora qualche istante e la lama di luce iniziò a danzare, a cambiare forma, ad allungarsi sempre di più e dopo un istante tutta la volta celeste era come ricamata da queste scie con colori inimaginabili e per apprezzare meglio smisi pure di scattare. Restare li a testa in su ad osservare quello spettacolo è una di quelle esperienze che non scorderò mai.


30.11.11

Una giornata d'autunno sul Lama Cavalli

L'autunno è sicuramente una delle stagioni più affascinanti per il fotografo paesaggista, ma purtroppo è anche una delle stagioni dell'anno più imprevedibili e, soprattutto, meno durature.
E' facile che i colori tipici svaniscano nell'arco di una settimana e quando si hanno solo i fine settimana a disposizione, le carte da giocare diventano davvero poche!

Credo che se si voglia catturare l'atmosfera dell'autunno occorra scegliere le giornate più uggiose, più umide e nebbiose dell'anno. Quelle dove spesso si avrebbe solo voglia di stare in casa.
L'uscita sul torrente Lama Cavalli è stata fatta proprio in una di queste giornate. In pianura il cielo era plumbeo e una pioggerella leggera continuava ad imperversare. Dentro di me però sentivo una gran voglia di avventurarmi in appennino. Sapevo che non potevo aspettare ancora per cercare di fotografare un pò di autunno.
Per convincermi definitivamente controllo le carte meteo e queste annunciavano una breve pausa dei fenomeni nel pomeriggio. Corro a preparare lo zaino.

Dopo un'oretta d'auto e un'ora e mezza di cammino sono al torrente. La giornata era perfetta. Quello che speravo di cuore di trovare era li ad aspettarmi: colori, nebbia tra i faggi, qualche raggio di luce a dare tridimensionalità al paesaggio e il fiume ricco d'acqua. Un'atmosfera fiabesca. Trovarsi li da soli, completamente avvolti da colori e profumi dell'autunno ha sprigionato tante belle emozioni...mi sentivo stregato dal paesaggio.
In queste situazioni le foto riescono con molta facilità. Bisogna solo lasciarsi trasportare dall'emozione e credo che questo avvenga con più facilità quando si è da soli. Non ci si distrae e ci si immerge totalmente nel paesaggio...








5.10.11

Di ritorno dall'Islanda


Sono 3 settimane ormai che io e il carissimo amico Davide siamo tornati dalla nostra avventura in Islanda, ma le emozioni provate non mi lasciano in pace...vedere certi scenari e certi spettacoli della natura mi ha toccato nel profondo... a volte ripenso a certi momenti vissuti lassù e sale in me una voglia irrefrenabile di ripartire di nuovo all'avventura e di nuovo in quella terra primordiale che è l'Islanda
Sto iniziando a scrivere il diario di quei giorni...spero di non impiegare troppo tempo e di pubblicare le prime pagine al più presto!
Stefano